Inizia domani sera, giovedì 27 giugno, l’avventura ufficiale nelle sale cinematografiche italiane del film intitolato“Daitona” che si affaccia su Roma con la proiezione presso il Cinema delle Province alle ore 21:00.

La pellicola vede il debutto alla regia del giovane Lorenzo Giovenga che, insieme a Valentina Signorelli, ne firma anche la sceneggiatura. Interprete principale l’attore Lorenzo Lazzarini insieme ad Ornella Muti, Pietro De Silva, Luca Di Giovanni, Lina Bernardi, Noemi Guglietta, Chiara Serangeli, Roberto Fazioli.

Abbiamo intervistato il giovane regista esordiente Lorenzo Giovenga, romano classe 1989 che, dopo la laurea in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale a “La Sapienza” di Roma, nel 2014 approda a Sky Italia dove collabora mentre, parallelamente, nel 2015 realizza, insieme a Valentina Signorelli il docu-film Anséra – trace the future e, con Giuliano Giacomelli, dirige il corto “Gemma di Maggio”, finanziato dalla Regione Lazio e con la partecipazione di Franco Nero. Dal 2016 è alle prese con la sua opera prima “Daitona”.

Lorenzo, domani sera “Daitona” debutterà in un quartiere storico di Roma, vicino “La Sapienza” e la Stazione Tiburtina, popolato, tra l’altro, da tantissimi studenti, questa scelta coincide con la mission del vostro progetto?

«Si, certo, abbiamo fatto una scelta significativa perché il Cinema delle Province è un cinema di quartiere e d’essai, volevamo una sala ampia (conta 300 posti n.d.r.) ma che riflettesse anche il nostro target: ci rivolgiamo a tutte le persone che hanno voglia di vedere qualcosa di diverso dai soliti film nelle sale. Inoltre noi siamo indipendenti e volevamo valorizzare questo aspetto: siamo liberi da major, ma anche da stili e da leggi di mercato. Il film sarà in sala per tutto fine giugno, 27 / 28 /29 e 30; poi il 14 luglio ci sarà la bella serata all’Isola del Cinema. Dopo questi appuntamenti saremo in giro in tutta Italia fino ad ottobre quando usciremo in dvd con Cecchi Gori».

Nella storia si racconta –in 94 minuti- una giornata del protagonista Loris Daitona, uno scapestrato scrittore romano balzato agli onori della popolarità a soli 16 anni, per aver per aver pubblicato il suo unico e fortunato romanzo -il best-seller per adolescenti “Ti Lovvo”. E qui si inserisce subito la particolarità del vostro progetto, vero?

«Si, siamo abituati a pensare al cinema come qualcosa che racconta storie confinate sul grande schermo, invece noi abbiamo voluto creare un vero Loris Daitona, scrittore. Così il nostro film ha delle ricadute nella realtà: Loris è uno scrittore “reale” che, prima di diventare personaggio del film, ha dato realmente alle stampe il libro “Ti lovvo”, acquistabile sulle maggiori piattaforme. Insomma il suo universo, pensato per uno schermo bidimensionale, è subito diventato tridimensionale, con numerosi rimandi tra immaginazione e realtà. E’ stato molto divertente pubblicare il suo libro prima che la sua storia vivesse su pellicola, diciamo».

E nel film siamo proiettati a quando Loris, infatti, ormai ex ragazzo prodigio, ha 26 anni, giusto?

 «Esatto, nel film Loris ha 26 anni, si sveglia in una camera da letto sconosciuta, ignaro di ciò che è accaduto la sera prima. Trova una macchia di sangue sul casco, un messaggio sul cellulare e una chiamata gli ricorda di portare un certo Passero Rosso in un luogo stabilito e poco di più. Da quel momento sarà coinvolto in un turbine di mirabolanti scambi di persona, inspiegabili equivoci seriali, incontri di dubbia entità con poetesse erotiche, teppisti schizzati, attori fanatici e viscidi editori. In una Capitale che sembra Los Angeles, popolata da maschere grottesche e caricature endemiche, Loris deve al più presto risolvere tutta una serie di questioni: cosa è successo la sera precedente? Cos’è il Passero Rosso? Cosa vogliono tutti da lui?».

Lorenzo, facendo un passo indietro, puoi raccontarci da cosa è nata l’idea del film?

«Sono cresciuto negli anni ‘90 e, come tuti coloro che appartengono a quella generazione, sono stato esposto in maniera consistente all’immaginario e alla cultura d’oltreoceano. L’America quando si è piccoli è una cosa cool, lontana e irraggiungibile, mentre da grandi, volenti o nolenti, diventa un modello con cui confrontarsi. Molti registi della mia generazione lo stanno facendo, producendo un nuovo tipo di cinema, fresco e contaminato, che si riappropria dei generi e che ingloba parte di quell’immaginario “Made in USA” senza tuttavia perdere l’identità nostrana e la nostra vastissima tradizione culturale e cinematografica. In “Daitona” l’America appare in filigrana fin dal titolo, pervade la storia e i personaggi, tutto si carica come in un’avvincente vicenda Hollywoodiana piena di colpi di scena. Alla fine niente è come sembra, le maschere cadono una dopo l’altra e tutto si smonta come in un gigantesco gioco degli equivoci a ricordarci che siamo ancora nella vecchia e cara Italia, in cui tutto cambia affinché tutto resti uguale».

È così dai tempi de “Il Gattopardo”, ma, di sicuro, nel tuo racconto ci sarà anche il riflesso di quello che tu hai amato ed ami del cinema e, in generale, della cultura americana e italiana?

«Si, infatti, trattandosi della mia opera prima, ho cercato di metterci dentro tutto ciò che ho sempre amato. I marci personaggi Bukowskiani, le sghembe situazioni alla Fratelli Coen, l’attenzione dei dialoghi di Tarantino, la comicità surreale di Edgar Wright, la luce intermittente di Mario Bava fino alla fascinazione più recente per le serie televisive, capaci di creare mondi come mai prima. I generi si mescolano in un caleidoscopico pentolone che mi sono divertito a forgiare personaggio dopo personaggio. La storia diventa quasi un pretesto per raccontare speranze, frustrazioni e desideri di Loris Daitona e di tutti i personaggi che gli ruotano attorno».

Qual è il fattore più interessante di questa tua prima avventura da regista?

«Ho fatto dell’indipendenza un punto di forza e non uno svantaggio, cercando di concentrarmi sul fatto che avevo tutto il tempo di cui necessitavo, senza pressioni eccessive, ho lavorato moltissimo sui dialoghi e sugli attori con diversi mesi di prove, costruendo un immaginario filmico ex novo, che appartenesse a “Daitona”, con uno stile personale e definito. Sono andato in giro per la Capitale, ho filmato la “romanità”, mi sono fatto un sacco di corse a villa Torlonia e ho incontrato un gruppo unico di persone con cui poter realizzare qualcosa di bello, senza dover chiedere niente a nessuno».

Tra la nascita del personaggio di Loris e domani, prossimo al debutto in Capitale, quali sono le cose più significative che sono accadute?

«Tantissime! Il film ci ha permesso di vivere vari festival: siamo stati al Festival Internazionale del Cinema di Salerno, all’Italian Film Fashion Fest di Belgrado. Poi, a settembre 2018, abbiamo partecipato con grande emozione a Palma de Mallorca all’International Films Infest Festival. L’esperienza spagnola ci ha regalato un trittico di premi: miglior attore protagonista nella categoria “Film internazionali” assegnato a Lorenzo Lazzarini; miglior montaggio nella categoria “Film internazionali” attribuito a Francesca Addonizio e poi la menzione d’onore all’interpretazione di Ornella Muti. Inoltre, l’agosto scorso, abbiamo partecipato al Festival Internazionale Inventa un Film di Lenola (Latina n.d.r.). Questi festival ci hanno dato tanta visibilità e sono stati esperienze emozionanti. Abbiamo vinto tanti premi, anche il premio a Londra come migliore idea, la menzione speciale se l’è aggiudicata la splendida attrice Ornella Muti mentre Lorenzo Lazzarini ha vinto il premio come miglior attore internazionale al Films Infest. Infine la fotografia curata da Daniele Trani ha ricevuto il premio al Festival Internazionale Inventa un Film».

Il film è costruito sul personaggio di Loris Daitona, come avete scelto l’interprete?

«È successo tutto nel 2015 quando, dopo le riprese del cortometraggio storico “Gemma di maggio” in cui avevo scelto proprio Lorenzo Lazzarini come attore, mentre eravamo ancora in fase di post-produzione, sempre insieme a lui abbiamo inventato il personaggio di Loris Daitona, che si è concretizzato subito dopo con la produzione dell’omonimo film. Lorenzo Lazzarini è un bravissimo attore, un romano doc classe 1993; ha iniziato il suo percorso professionale in teatro fino ad approdare alla celebre compagnia Mauri-Sturno. Oltre a questo c’è una bella amicizia che lega tutti noi».

Le avventure di Loris sono all’inizio, vero?

«Si, Daitona ha tutti i presupposti per poter essere sviluppato con un secondo e terzo capitolo o una serie tv o una serie di libri. Abbiamo gettato le basi proprio per far esistere Loris Daitona al di fuori dello schermo, come dicevamo pubblicando online il suo libro e aprendo un suo canale youtube, volutamente trascurato dopo alcuni mesi di attività, proprio come lo stesso Daitona fa nel film. Insomma, questo è solo l’inizio».

 

Alessandra Battaglia

By | 2019-09-24T16:16:14+00:00 Giugno 26th, 2019|Cinema|
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