Ha scelto la domenica legata all’importante festa della Madonna del Carmelo don Enrico Pinci per festeggiare lo scoccare dei suoi 40 anni di sacerdozio. 

Attualmente assegnato alla parrocchia S. Antonio a Palestrina, il parroco ha voluto condividere questo anniversario con tante persone a lui legate, molte delle quali appartenenti al quartiere del Borgo di Palestrina. La festa si è svolta nell’incantevole giardino panoramico dell’ordine monastico dei Carmelitani, proprio alla fine dell’alberato Viale Dante Alighieri che diventa, appunto, Via del Carmine.

Dopo la celebrazione della messa, sono stati in tanti ad aderire all’invito formulato da don Enrico che ha coinvolto persino un nutrito gruppo di turisti provenienti dalla vicina città di Tivoli. A capeggiare il gruppo tiburtino una signora, Carmela Suraci, molto devota all’omonima Madonna che credeva si festeggiasse proprio domenica 21 luglio e, pertanto, aveva organizzato una gita a Palestrina per poter assistere alla cerimonia in cui viene esposta la statua della Vergine del Carmelo.

Don Enrico ha spiegato loro che la cerimonia si era svolta la precedente domenica (14 luglio), pur ricorrendo, stando alla tradizione il 16 luglio. Spontaneo è venuto anche l’invito, formulato insieme a padre Giovanni, ad unirsi ai festeggiamenti per il suo traguardo quarantennale nei voti. E così la comitiva di Tivoli, dopo il raccoglimento religioso, ha avuto anche l’opportunità di scoprire angoli suggestivi dell’antica Praeneste percorrendo a piedi il centro storico, attraversando Vicolo del Duomo e scoprendo, con stupore grande quanto la gioia provata, il meraviglioso mosaico dei pesci, ancora intatto, conservato proprio nel luogo dove anticamente è stato realizzato. Salendo le scale fino a San Antonio, accompagnati da una piacevolissima brezza che rinfrancava dall’afa della giornata, i tiburtini hanno ammirato i terrazzamenti dell’antico tempio della Dea Fortuna Primigenia, il panorama stupendo della Città in cui si staglia, da quel punto in primo piano, il campanile della cattedrale di S. Agapito. Mentre ancora si conversava sulla bellezza di questi scorci unici, il gruppo ha seguito i prenestini e gli altri amici accorsi dai paesi limitrofi per festeggiare don Enrico che ha condotto tutti nel terrazzamento dei Carmelitani dove gli amici più stretti ed esperti del prelato stavano preparando una gustosa e caratteristica cenetta a base di prodotti tipici locali.

Tra i brindisi e le conversazioni in cui tanti amici si rincontravano, altri facevano conoscenza e si intrattenevano in convivialità gustando fumanti primi e saporite salsicce, don Enrico ha avuto modo di avvicinarsi a tutti per scambiare due parole.

I tiburtini domandano come si siano svolti i festeggiamenti per la Madonna del Carmelo domenica 14 luglio. Ascoltano il racconto di come, dopo il momento liturgico della messa, il serpentone della processione ha condotto la statua della Vergine attraverso le strade della Città -come ben documentato dagli scatti artistici di Paolo Cilia. 

Alla celebrazione –ci tengono a sottolineare coloro che erano presenti- notevole e sentita adesione di innumerevoli fedeli a cui si sono uniti, oltre a diversi esponenti delle istituzioni religiose, anche rappresentanti delle autorità militari e civili tra cui il sindaco di Palestrina Mario Moretti ed il sindaco di Castel San Pietro Romano Gianpaolo Nardi.

Forte dunque l’adesione a questa festa liturgica istituita per commemorare l’apparizione della Madonna sul Monte Carmelo (catena nell’Alta Galilea, in Israele), verificatasi nell’estate del 1251, quando san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’Ordine carmelitano, ebbe da Lei in dono un tessuto che, secondo la tradizione, avrebbe suggellato notevoli privilegi connessi al suo culto, ovvero concedere un lasciapassare che liberasse dalle pene del purgatorio.

Intanto, dulcis in fundo, nella cena dedicata a don Enrico non potevano mancare i dolci: ciambelline, crostatine farcite con gustosa marmellata e due maxi vassoi ricolmi di fantastici diplomatici realizzati dalle esperte signore ma degni di un vero chef. 

Nel frattempo, un prenestino doc, Luigi Bonanni, strepitoso novantunenne affettuosamente conosciuto come Giggino, ci ha presentato don Enrico che, con un largo sorriso, racconta così la sua esperienza: «Oggi festeggio un traguardo importante nel cammino iniziato al seminario minore di Palestrina, tanti anni fa e proseguito poi con il maggiore ad Anagni. Sono stato 20 anni ad Olevano e, quando penso ad Olevano, mi sento a casa. Poi ho fatto per un anno il parroco anche alla Forma, un periodo splendido anche per le amicizie. Sono stato 7 anni a Cave, non da parroco ma da viceparroco, perché ho scelto di stare vicino ai miei genitori che stavano male. In seguito sono stato a Gallicano: un qualcosa di meraviglioso, stasera ci sono amici di Gallicano che reputo casa mia e, scherzando, dico che, se c’è il Paradiso, per me è Gallicano ed Olevano, perché meglio di così non potrei stare. Dal 2016 sono qui a Palestrina, dove mi ha mandato il Vescovo quando sono andati via i Carmelitani; è una parrocchia piccola ma fantastica, del resto come la comunità. La Chiesa è legata a S. Antonio Abate ma tutte le persone che stanno qui sono legate alla Madonna del Carmine, sono carmelitani, legati alla confraternita o al terzo ordine o comunque alla tradizione fortissima della Madonna del Carmine. Infatti qui a Palestrina, tu senti che quando parlano tra paesani dicono mentre vengono qui: “Ndo vai?” “Vaijo al Carmine”, perché per loro questa è la Madonna del Carmine».

Don Enrico, di dove sei originario?

«Sono nato a Cave nel 1953, mia madre e mio padre, pur non essendo parenti, portavano lo stesso cognome, Pinci. Sono diventato prete nel ’79, domenica prossima, il 28 luglio, saranno 40 anni. Ma i festeggiamenti per me iniziano oggi perché questa è la domenica legata all’importante Madonna del Carmine, una figura a cui tutti i presenti, appartenenti soprattutto alla comunità di Palestrina, sono fortemente legati, ecco perché ho voluto festeggiare oggi. Con le altre comunità seguiterò a fare festa, sempre qui, nel quartiere del Borgo, sabato, domenica e lunedì prossimo».

Don Enrico, qual è il legame tra questa comunità prenestina ed il culto della Madonna del Carmelo?

«Questa parrocchia è legata ai Carmelitani che giunsero qui nel ‘600; loro è il merito di aver portato qui la devozione alla Madonna del Carmine. Credo, senza ombra di dubbio, che a Palestrina sia la festa più sentita al livello spirituale. Per me quindi vuol dire questo, perché per una madre non c’è un prima o un dopo, c’è sempre e solo un profondo amore. E quindi ho preferito che proprio durante la festa della Madonna del Carmine si ricordaressero i miei 40 anni di vita sacerdotale. Vi racconto una cosa che spiega quello che vorrei dire: un signore mi ha detto “Quanno esce San… so’ contento, ma quanno esce la Madonna del Carmine me metto a piagne!”. La madre per ognuno di noi porta con sé un significato troppo speciale, siamo tutti legati alla madre in una maniera particolare che difficilmente si può spiegare a parole».

Ha ragione don Enrico, forse la risposta è nell’autenticità di poche spontanee parole. Solo nella profondità che il linguaggio del dialetto sa trasmettere in modo unico, con quel timbro pregno del sapore delle radici, si può evocare in ciascuno di noi il senso profondissimo di un legame ancestrale: il legame con la mamma, simbolo della vita stessa. Ecco perché questa festa appartiene a tutti noi.

Alessandra Battaglia

By | 2019-09-24T16:15:21+00:00 Luglio 25th, 2019|Storie|
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