Con grande piacere abbiamo assistito alla prima del film a Roma su invito di uno degli attori, Stefano Tricarico, nel film l’Avvocato del Mazzo. Opera prima per i registi Stefania Capobianco e Francesco Gagliardi, il film è stato presentato alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ha concorso in diversi festival contribuendo allo sviluppo di una popolarità nazionale prima ancora dell’uscita in sala. Vale la pena sottolineare che “Mo vi Mento – Lira di Achille” è anche un libro, cosa non da poco di questi tempi. Mo vi mento -Lira di Achille’ già dal titolo si può dedurre una doppia chiave di lettura: la prima in cui il “mo vi mento” indica appunto l’azione che si sta per compiere, la menzogna; e una seconda che inevitabilmente ci riporta alla situazione politica italiana in cui movimento viene inteso come organizzazione politica. Lo slogan della campagna elettorale è Lira di Achille, il fantomatico presidente del “Mo vi mento” che confida nella liberazione del paese attraverso il ritorno della vecchia moneta nazionale. Il gioco di intrecci si sviluppa anche attraverso i personaggi principali, che vengono soprannominati con appellativi facilmente riconducibili alla mitologia greca (Elena e Achille), e si complica con l’arrivo di quelli secondari. Ogni personaggio incarna uno stereotipo, il killer, il boss, l’avvocato, portati talmente all’esasperazione da trasformarli quasi in allegoria. Ruoli che comunque sono indispensabili per la narrazione, un terreno fertile per imbastire una rete di intrecci, tradimenti, complotti e fame di potere attraverso l’uso della comicità.
Un’allegoria della politica che non si rifà nello specifico a nessun personaggio o fatto reale, ma che sottolinea con un paradosso la percezione che hanno le persone del mondo della politica: il protagonista Achille sottolinea ripetutamente di essere l’unico politico onesto, l’unico ad avere una propensione naturale alla menzogna, più onesto di così!. Il film perciò tenta di fare una riflessione in generale, senza prendere in esame un determinato periodo, arrivando ad una conclusione che accomuna tutta la storia della politica italiana.
Mo vi mento -Lira di Achille può vantare una tecnica di ripresa e montaggio ricercata. Le location e i protagonisti vengono incorniciati dalla fotografia di Giovanni Mammolotti, che riesce a fare della Campania una coprotagonista di tutto rispetto. La stessa ricercatezza vale anche per le inquadrature, i movimenti di macchina e il montaggio. Quest’ultimo è reso ancora più evidente dall’utilizzo della tecnica slow motion che in alcuni momenti imprime l’immagine nella mente dello spettatore. Un flusso narrativo scorrevole dunque, ma tipicamente all’italiana: intrecci, equivoci, tradimenti, un contorno onnipresente che strizza l’occhio ad un vasto pubblico popolare arricchito anche dalla presenza di Andrea Roncato, Alvaro Vitali, Tony Sperando, Adolfo Margiotta, ruoli secondari, ma non marginali, una solida base su cui poggia tutto il film. Maestri della commedia all’italiani che tutti amiamo e conosciamo che si mettono a servizio e a sostegno dei più giovani. Un film leggero, godibile, adatto alla famiglia, ma che forse meriterebbe una seconda più approfondita visione: i doppi sensi, le allegorie sono tante, spesso nascoste, non facilmente individuabili. Il dramma si esaspera, diventa farsa.

di Gianni Alfonsi
By | 2019-05-31T15:15:09+00:00 Maggio 31st, 2019|Cinema|
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